Spalletti e non solo: com’è cambiata la Juve negli ultimi mesi

Doveva essere l’anno del rilancio ma qualcosa durante il percorso è andato storto per poi riprendere il cammino a metà strada. Così si può sintetizzare la stagione della Juventus 2025-2026. I bianconeri hanno attraversato una trasformazione profonda, probabilmente una delle più radicali degli ultimi anni. Il cambiamento non ha riguardato soltanto la panchina, con Igor Tudor a inizio stagione e poi proseguita con l’arrivo di Luciano Spalletti, a ridefinire principi di gioco, gerarchie e mentalità, ma si è esteso all’intera struttura societaria e alla gestione tecnica del club. Nel giro di pochi mesi, la Juventus ha dovuto riorganizzare il proprio assetto dirigenziale, affrontare emergenze legate agli infortuni e ricostruire credibilità sportiva dopo una fase iniziale complessa. Oggi, comunque, la Juve ha ritrovato una certa credibilità e anche grazie a Spalletti ha potuto coltivare l’obiettivo dell’accesso in Champions League, accarezzando per un frangente persino l’idea dello Scudetto. D’altro canto, le previsioni dei media così come le quote sulla Serie A non hanno mai smesso di indicare quella bianconera come una delle formazioni più temibili del campionato, anche se la falsa partenza poteva far presagire un’annata disastrosa. Il risultato è una squadra diversa sotto molteplici aspetti: più organizzata tatticamente, più coerente nelle scelte societarie e maggiormente consapevole dei propri obiettivi competitivi.

L’impatto di Spalletti sulla panchina bianconera

Il 30 ottobre 2025, pochi giorni dopo l’esonero di Igor Tudor, Luciano Spalletti è diventato il nuovo allenatore della Juventus, iniziando un nuovo corso per la “Vecchia Signora”. L’arrivo dell’ex CT della Nazionale ha rappresentato il principale spartiacque della stagione, portando una metodologia di lavoro basata su intensità, occupazione razionale degli spazi e responsabilizzazione collettiva. Dopo una prima fase di adattamento, la Juventus ha iniziato a mostrare segnali concreti di crescita sia nella qualità del possesso sia nella gestione delle partite. Uno degli aspetti più evidenti è stato il recupero di una precisa identità tattica. La squadra è passata da una struttura spesso attendista e frammentata a un sistema più dinamico, capace di alternare pressione alta, palleggio consolidato e ripartenze rapide. A seconda dell’avversario la Juventus è passata da un 3-4-2-1 a un impianto di gioco vicino al 4-2-3-1, con grande attenzione alle catene laterali e alla rifinitura tra le linee. Spalletti ha inoltre lavorato sulla componente psicologica, aspetto centrale in una rosa reduce da stagioni altalenanti e così è tornata progressivamente a mostrarsi compatta, competitiva e credibile nei grandi appuntamenti.

Rivoluzione societaria

Parallelamente al campo, la Juventus ha vissuto un altro passaggio decisivo tra la scorsa stagione e quella in corso. Quello di giugno del 2025, con l’uscita di Cristiano Giuntoli come direttore sportivo e la successiva nomina di Damien Comolli ad amministratore delegato, è stato un cambio rilevante perché ha inciso sulla governance del club, sulle strategie di mercato e sul modello organizzativo.

L’addio di Giuntoli ha chiuso una fase caratterizzata dalla ricerca di sostenibilità economica unita alla competitività immediata. L’arrivo di Comolli, dirigente con esperienza internazionale e forte attenzione ai processi decisionali basati sui dati, ha lasciato intuire sin da subito che si sarebbe vista una Juventus orientata verso una gestione più strutturata e integrata. Le intenzioni di questo cambio erano quelle di offrire un nuovo futuro alla Juventus, con una pianificazione pluriennale della rosa, improntata se possibile sulla valorizzazione degli asset giovani e soprattutto una sostenibilità salariale. Elementi che sono da tempo parte integrante dei principali club europei e che potrebbero incidere in modo significativo sul medio periodo.

Dai dubbi iniziali alla corsa Champions

L’avvio stagionale aveva alimentato scetticismo attorno al progetto bianconero. Risultati incerti, automatismi incompleti e una struttura societaria in piena ridefinizione sembravano indicare una stagione di transizione. Col passare dei mesi, però, la traiettoria è cambiata sensibilmente. E se sul piano tattico e dirigenziale si sono registrati progressi, la stagione juventina è stata complicata dal persistente problema legato al reparto offensivo. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo di Dusan Vlahovic. Dopo i rumors estivi del suo addio e la conferma della sua permanenza, è stata la tenuta fisica a destare dubbi sull’attaccante, rimasto discontinuo, tra ricadute, gestione dei carichi e periodi di rendimento alterno. E proprio l’assenza di continuità ha spesso costretto la Juventus a rimodulare il proprio assetto offensivo.

Ad ogni modo soprattutto la seconda parte di stagione ha mostrato una Juventus impegnata in una ricostruzione a più livelli, con Spalletti che ha restituito ordine e identità tecnica e con una dirigenza che è decisa a puntare a un modello più evoluto e internazionale. Ora tutti i tifosi bianconeri vogliono vedere questa fase di riassestamento trasformata in un ciclo stabile. Serve continuità tecnica e coerenza strategica nelle scelte societarie. Solo allora la metamorfosi potrà dirsi completata.